IL SANTONE CHE MANGIAVA MERDA

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Autore: Riccardo Brignoli

Alexandra David-Néel: la prima donna che entrò nel Tibet

Alexandra David-Néel è una di quelle donne eccezionali, ignote ai più, le cui avventure sarebbero degne di un film di Indiana Jones. Vissuta 101 anni (1868-1969), è stata la prima donna occidentale ad entrare in Tibet e a visitare la capitale Lasha. Medaglia d’oro della Società Geografica di Parigi, Cavaliere della Legion d’Onore e lama tibetana, ha pubblicato più di trenta libri diffondendo il buddhismo attraverso una visione anticonformista e originale.

Alexandra David-Néel piccola longeva donna, che parlando a regnanti e capi spirituali li ha persuasi delle sue idee razionali e riformiste, che con i suoi libri ha convertito al buddhismo scrittori come Allen Ginzberg, continua ancora oggi a parlare attraverso i suoi molti libri (G. Providenti, www.enciclopediadelledonne.it.)”.

Alexandra incontra il santo straccione

Un libro bellissimo scritto dalla David-Néel è Maghi e mistici del Tibet. Il resoconto degli incontri che fece in questo paese magico, fedelmente raccontati, ci rende partecipi di un mondo prodigioso dove le conoscenze spirituali e la filosofia tibetana vengono vissute nel severo ambiente himalayano in un quadro armonioso e unico.

Proprio all’inizio del testo incontriamo il protagonista del nostro titolo. La David-Néel stava assistendo a una cerimonia dove il Dalai Lama elargiva benedizioni. “Mentre assistevo a quelle scene, i miei occhi andarono ad un uomo seduto a terra un po’ appartato con i capelli attorcigliati intorno alla testa a formare quasi un turbante, al modo degli asceti indù. Ma i suoi lineamenti non erano quelli di un indiano e le sue vesti unte e a brandelli erano di un monaco lamaista. Il pitocco aveva posato un piccolo sacco e sembrava osservasse la folla con espressione canzonatoria”. Intervistato dall’autrice sul perché della sua alterigia nei confronti di quella cerimonia santa lui rispose con tono rude:

Gonfi della loro importanza e dell’importanza di quello che fanno. Insetti affacendati sullo sterco”.

E voi? -disse lei- siete fuori da quello sterco?”

Lui rise e rispose: “Chi prova d’uscirne sprofonda più in basso. Io mi ci rotolo come un maiale. Lo digerisco e lo trasformo in polvere d’oro, in ruscelli di acqua pura. Fare stelle con escrementi di cane, ecco l’opera! (A. David-Neel, Maghi e mistici del Tibet, Astrolabio Ubaldini, Roma, 1965, p. 16-17-18)”.

Cosa voleva dire con quelle parole?

In un primo momento potrebbero sembrare le parole di un folle, e così pensò anche l’esploratrice francese. Le conoscenze che fece nei suoi viaggi le permisero di capire cosa c’era dietro quelle parole e capire che quell’uomo non farneticava per niente.

Il santone accusava il Dalai Lama e i suoi discepoli di non avere più i poteri dei maestri leggendari e che quello che facevano non erano altro che gesti inutili, diremmo delle vuote formalità. Perchè parlava in quel modo?

Il linguaggio segreto dei simboli

A prima vista potrebbe sembrare che le parole del santone siano state il frutto di un giudizio negativo alimentato da un risentimento politico nei confronti del Dalai Lama già in quegli anni incapace di proteggere il Tibet dagli stranieri (il libro della David- Néel è del 1929, il Tibet verrà invaso dalla Cina nel 1950).

Se però ci concentriamo sul significato immediato delle sue parole possiamo scoprire che esse si rifanno a una dottrina precisa nota a coloro che sono a conoscenza del codice simbolico.

Il linguaggio crepuscolare

Il lama tedesco Anagarika Govinda, nel suo I fondamenti del misticismo tibetano (Astrolabio-Ubaldini, Roma, 1959) fa riferimento al linguaggio crepuscolare per descrivere l’uso delle metafore al fine di descrivere il metodo delle pratiche spirituali. Per spiegare concetti e tecniche di meditazione ci si avvale di paragoni e analogie che aiutano meglio a comprendere il contenuto dell’insegnamento. Così, ad esempio, simboli come il sole e la luna, il loro movimento in cielo, saranno usati per descrivere il rapporto tra gli stati della coscienza in cui il sole sarà l’essere svegli e attenti, mentre la luna descriverà il mondo dei sogni. Anche in psicologia archetipica di utilizza un principio simile, esso viene chiamato ‘base poetica della mente’. L’attività psichica si ammette che si esprime in termini di finzioni poetiche, e come avviene per la poesia, i significati del verso non hanno una valenza unica ma esprimono livelli di comprensione differenti. Proprio per questo la poesia apre il cuore perché evoca significati molteplici nelle sue parole. Così un’immagine è poetica e per trasmettere un insegnamento che agisce sulla psiche sarà logico utilizzare un codice poetico. È evidente che il santo mendicante incontrato dalla David-Néel stesse usando il linguaggio crepuscolare. Ma per dirci cosa?

Cosa sono glinsetti affaccendati sullo sterco?

Sono coloro che vivono sul livello psichico dell’insetto, operatori meccanici che maneggiano la materia infima al fine di nutrirsi senza ulteriori sviluppi. C’è nell’immagine dell’insetto una nota di disprezzo, con tutto il rispetto per i poveri stercorari, letta in ragione di un uso inconsapevole di norme e cerimonie che non hanno valore. Il gioco della materia che resta tale.

È un messaggio che potremmo facilmente ricondurre al mondo moderno. Il consumismo è come l’agire dell’insetto: concentrato esclusivamente sul fabbisogno nutritivo, immemore e ignorante di ogni altro aspetto. Un messaggio più sottile è un uso della materia o della tecnologia fine a se stesso, privo di una visione e di uno scopo al punto da diventare vittima delle mere necessità tecniche: il dominio della quantità pura. L’insetto prende la forma dell’automa che agisce senza coscienza per puro programma comportamentale.

E voi? -disse lei- siete fuori da quello sterco?”

Chi tanto critica gl’insetti si sente superiore ad essi? Questa la velata allusione della David-Néel come a sottendere la presunzione del santone che si ritiene superiore agli altri, uno snobismo ascetico non diverso dall’intellettuale che giudica il popolo immerso nella sua ignoranza. La risposta arriva ed è imprevedibile: chi prova d’uscirne sprofonda più in basso. Io mi ci rotolo come un maiale. Lo digerisco e lo trasformo in polvere d’oro, in ruscelli di acqua pura.

Fare stelle con escrementi di cane, ecco l’opera!

Noisiamo gli insetti e non ne possiamo uscire. La nostra natura di base, il lato meccanico, l’animale programmato non può essere nascosto, negato o tagliato. A differenza dell’insetto che la materia la rispetta, il santone sembra dissacrarla, divertendosi con essa, sporcandosi e mangiandola.

Nelle parole del santone si cela l’arcana sapienza, egli sta infatti parlando di alchimia, il segreto sapere che trasforma la materia infima in oro.

Trasformare le cose brutte in belle.

Quando si chiese al grande artista informale Alberto Burri perché avesse scelto per le sue opere proprio dei sacchi sdruciti e rovinati come quelli usati per i viveri lasciati dagli americani durante la seconda guerra mondiale, lui così rispose: volevo fare di una cosa brutta una cosa bella.

Il santo straccione sembra procedere allo stesso modo. La sua critica è ad un modo di vivere fatto di gesti vuoti e apparenti che non emanano più sentimenti, gesti che diventato scorie inutili come gli escrementi.

Dal canto suo non è tanto quello che si fa quanto il come lo si fa che conta. Questo è anche il procedere con attitudine psichica.

Cosa serve per trasformare gli escrementi in stelle?

Serve attenzione, serve un fuoco, come quello che l’alchimista accendeva sotto l’ampolla e come quello che lo yogin accendeva con la respirazione durante la meditazione. I gesti inutili fatti senza attenzione rendono simili agli insetti. Non conta cosa si sta facendo ma il modo con cui lo si fa. Nel buddhismo questo viene chiamato sati: consapevolezza o presenza mentale.

La consapevolezza, il fuoco dell’osservazione trasparente e senza pregiudizi, ha il potere di trasformare le cose in essenze e questo rompe gli automatismi. È un modo assai differente dal ragionare che per certi versi ci può apparire oscuro. Tuttavia esso si pone alla base di tutti i procedimenti di cambiamento psichico, è alla base dell’iniziazione e della crescita personale. Possiamo produrre pensieri e azioni meravigliosi ma se non sono fatti con la dovuta attenzione, se non sono mossi da un’intenzione psichica, sono solo il prodotto ultimo da scartare: escrementi.

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