ATTACCO DI PANICO: L’ANIMALE CHE MI PORTO DENTRO

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di

Riccardo Brignoli

L’attacco di panico è una malattia?

Chi si è trovato a viverlo, chi ne soffre in modo ripetuto di certo non potrà altro che convenire che un attacco di panico sia un male di quelli che si vorrebbero estirpare per sempre e in modo definitivo. Quando si è lucidi viene da pensarci con un sorriso o con imbarazzo per le brutte figure che ci può aver provocato, scappare in panico dal supermercato, uscire di corsa da una sala d’aspetto o da un cinema non è piacevole. Per non parlare quando scappi dall’autobus poco prima che parta o quando resti paralizzato nel letto in preda al senso di morire, oppure sostenuto da un amico mentre rantoli tenendoti il petto convinto di essere prossimo all’infarto e al confronto con l’infinito.

Il corpo s’imbizzarrisce

Dapprima con strane e anomale percezioni, sudorazione, palpiti sospetti, spaesamento, cappa onirica che ti estranea. Poi l’esplosione parossistica di un’agitazione tremenda che vorrebbe farti fuggire ma non sai dove e da cosa. Poi, svanisce lasciandoti spossato e confuso, magari risale e poi di nuovo scema portandoti a fare domande sul senso della vita e su quanto sei esaurito.

Qualcosa si è inceppato, il sistema va in crash

L’attacco di panico simula un malore, un blocco in genere sentito nel torace che inchioda il naturale procedere dei ritmi fisiologici. Da questo ne deriva una reazione che prende forma nell’accelerazione spasmodica delle pulsazioni come per cercare con uno sforzo supremo di liberarsi e fuggire da qualcosa. Ne deriva però un accentuarsi del blocco e la conseguente paura con ulteriori e fastidiosissimi dolori.

Infatti, non possiamo notare che quando il panico monta non riusciamo più a pensare con lucidità, siamo travolti da flussi di pensiero caotici e tendiamo a sviluppare il pensiero magico, ogni segno è un presagio di catastrofe persone e cose di suggestionano aumentando il senso generale di paura. Si genera un concreto blocco tra il pensare e il sentire al punto da scatenare la paura di una perdita totale di controllo tanto da farci sentire male fino a credere di morire.

Dove accade l’attacco di panico?

Non è così ovvio che la risposta sia: nel corpo! Questo è proprio il punto su cui dobbiamo chiarirci. Cosa accade esattamente?

L’attacco di panico lo sento nel corpo, è il mio corpo che si anima scatenando una sorta di tempesta di paura che monta alla ricerca di uno sfogo, un appoggio, una via di scampo che non esiste facendomi affogare in un gorgo paralizzante e soffocante.

Tuttavia, il corpo non fa altro che reagire a qualcosa che accade altrove, in un luogo che non riesco a cogliere direttamente come se fosse invisibile. Questo altrove lo chiamiamo psiche.

L’animale che è dentro di noi

La complessità della psiche umana inizia da una semplice distinzione tra due parti: l’umano e l’animale. Siamo animali non nel senso che siamo bestie incivili ma nel senso biologico, mammiferi sociali che cercano un adattamento all’ambiente regolando gli stimoli dell’organismo. Il lato animale coesiste con il lato umano come se fossimo i padroni di un cane o di uno cavallo, un animale con il quale c’è una millenaria relazione di addomesticamento. Il lato animale si esprime attraverso modelli di comportamento che in origine erano gli istinti. Attraverso l’istinto un animale agisce trovando in sé la conoscenza trasmessa geneticamente per soddisfare i suoi bisogni. Un bagaglio di comportamenti che si attivano al momento opportuno per farti cacciare, riprodurre, cercare e costruire un riparo. Gli esseri umani hanno la particolarità di non possedere più istinti, sostituiti dalla comunicazione del sapere mediante la cultura e la psiche. Non abbiamo perso il nostro lato animale ma lo abbiamo inserito in un più vasto universo di rappresentazioni che la psicologia del profondo ha chiamato archetipi. Attraverso le religioni e le mitologie le civiltà hanno imparato a conoscere gli archetipi che sono rappresentati sotto forma di divinità. Il palo totemico, la scultura che raccoglie gli spiriti degli animali guida, il pantheon delle religioni politeiste, il dio astratto dei popoli semitici, Gesù, Buddha, il Capitale, sono espressioni psichiche di archetipi. Non semplici idee ma forze autonome che ci governano e ci orientano.

Quale archetipo rappresenterà il nostro lato animale?

Pan soffriva di attacchi di Panico?

Il lato animale trova rappresentazione nella nostra mitologia attraverso il dio Pan, il satiro metà capro da cui ha origine il termine panico.

Dai racconti sembra che il dio metà uomo e metà caprone soffrisse di qualcosa di simile al panico. Si narra che egli possedeva una grande libido, il desiderio sessuale, motivo per cui viene ricondotto al caprone, animale capace di numerosissimi rapporti sessuali. La sua eccitazione lo spediva diretto verso i gruppetti di ninfe che si radunavano intorno alle fonti ma la sua forma grezza e ferina, unita alla sua foga, portava le giovani a scappare terrorizzate. Di fronte a simile reazione lo stesso Pan s’impauriva non rendendosi conto del motivo reale della fuga, così anch’egli si ritrovava a scappare in preda al panico. Pan non riconosceva l’origine dei suoi impulsi e li subiva come attacchi incontrollati di paura. La sua forma metà umana e metà animale ci mette di fronte a un essere ibrido in possesso di una grande forza che non sapeva trattenere e che non riusciva sempre a sfogare. Più l’eccitazione era grande più andava in panico.

Il panico trasporta una grande forza, rimossa e non gestita

L’eccitazione sessuale è sempre veicolo di una grande forza psichica che non trova però l’adeguato modo per esprimersi. A questo si associa la difficoltà che si può avere nel tenere a bada i propri impulsi, vuoi perché sono repressi, vuoi perché non si riconosce la soglia della fatica. In molti casi il panico è la reazione violenta alla stanchezza che abbassa le difese con cui abitualmente ci si controlla. Il panico può esplodere quando si vivono dei conflitti interiori e quando le proprie energie sono esauste. Il lato animale allora prende il sopravvento iniziando a seguire le sue reazioni dimentico delle conseguenze. Da tale contrasto emerge la confusione tra ciò che si sente e ciò che vive con gli spiacevoli effetti descritti. L’improvviso arrivo del panico in situazioni pacifiche aumenta la confusione perché non si riesce a collegare ad una causa. In realtà quando stiamo bene tendiamo ad allentare alcune forme di controllo inconscio e allora può emergere l’agitazione di fondo animata dai nostri contrasti.

Il flauto di Pan: gestire i propri ritmi

Siringa era una ninfa che per sfuggire all’impeto amoroso di Pan fu trasformata in una canna palustre (specie erbacea del genere Phragmites). Pan fu affascinato dal suono che il vento produceva tra le canne e così ne prese una e la spezzò in diverse lunghezze, da cui ne nacque il flauto di Pan. Da allora la sua figura è sempre associata a questo strumento. Il mito ci aiuta a capire come Pan trasformò la sua eccitazione in una nuova percezione estetica: il flauto, composto da canne di misure diverse descrive un modo di usare il proprio soffio vitale, l’eccitazione incontrollata, in un ritmo ordinato e armonioso. Questo aiuta a comprendere che il panico si vince imparando a conoscere e soprattutto ad accettare i propri ritmi in modo da poterli modulare, adeguandosi alle situazioni e alle proprie possibilità.

Saper allevare il proprio Pan interiore.

Nella gerarchia degli dei Pan occupa il confine con il mondo animale di cui è anche il divino pastore. Egli presiede a quella zona intermedia tra il puro istinto e l’immagine, quel luogo ambiguo dove la sensazione si confonde con la percezione e dove l’immagine s’innerva nel corpo. L’attacco di panico segnala il risveglio dall’animale che richiede di essere ascoltato e curato perché potrebbe essere stato eccessivamente trascurato e frustrato. Cercare un miglior equilibrio con i ritmi del giorno e della notte, con il cibo e con i desideri sessuali, curare il corpo a partire da un soddisfacente attività fisica e da un modo opportuno di sapere esprimere ciò che si sente sono tutte cure che aiutano a rispettare il nostro Pan. E a non mandarlo in panico.

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